L’affetto del catanese per la sua montagna

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Foto di Alberto Torrisi

Nelle ultime ore l’Etna è tornata al centro della cronaca nazionale e internazionale. Le immagine dei recenti, e spettacolari, parossismi hanno fatto il giro del web, provocando in molte persone non siciliane gli stessi dubbi: “State bene?”, “Non avete paura di vivere laggiù?”.

“A Muntagna”, per noi catanesi, è un qualcosa che non si può spigare a parole, ma soltanto con l’esperienza. Si tratta del nostro punto di riferimento che ogni giorno cerchiamo con gli occhi, la nostra identità plasmata dagli elementi.

È una bellissima sensazione girare l’angolo di una strada e incrociare il suo sguardo fumante, in alto nel cielo, magari imbiancato dalla neve invernale.

Per noi, nonostante altrove possa trasmettere paura e inquietudine, resterà sempre uno spettacolo da ammirare come se fosse la prima volta. D’altronde, non si tratta una semplice montagna.

L’Etna, la vulcanessa, è la madre naturale di questo lembo di Sicilia. Con i prodotti delle sue eruzioni, infatti, ha reso unico un territorio che regala al mondo prelibatezze originali e invidiate.

Per tutti gli abitanti delle sue pendici “a Muntagna” viene trattata come se fosse un parente. Personalmente, non so come farei senza vederla, fumante e possente, al suo orizzonte. Che noia andare fuori dal catanese e trovare montagne e colline tutte uguali oppure pianure sterminate!

Certo, questo amore che l’etneo prova per il vulcano nasconde anche un certo timore reverenziale. Le sue colate spettacolari, a volte, possono minacciare e distruggere spazi costruiti dall’uomo, come stazioni turistiche oppure, come la storia ci insegna, anche centri abitati.

Le scosse causate dal magma che sale in superficie dal centro della terra possono disturbare il sonno degli etnei, causando anche danni alle città delle pendici. Questo, purtroppo, è il costo del rischio che tutta la sua gente deve accettare.

Solitamente, noi uomini trascuriamo il fatto che veniamo al mondo in un determinato luogo non per scelta, ma per la casualità che governa la vita. E quella stessa causalità ci insegna che noi non siamo altro che ospiti del territorio che ci ha visti nascere.

Amare la natura è un sentimento bellissimo, ma non basta. Soltanto con il rispetto e il timore verso di essa saremo in grado di comprendere il nostro vero ruolo nel mondo.

Catania, 2001. Studente di Filosofia Unict. Scrivo di Politica e Attualità. Collaboro con F1world. “I ragazzi che salvarono il mondo” è il mio libro di esordio.

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